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Non siamo il primo e l'ultimo

20 Novembre 2008 alle 10:45

Nell'intervento tenuto ieri il Cardinale Angelo Bagnasco ha ribadito che "La dottrina cattolica promuove il valore dell'indisponibilità della vita". Però sembra ad alcuni che il semplice richiamo al principio di responsabilità per la propria vita come per quella di altri sia inaccettabile. Eppure che la vita è dono di Dio significa anzitutto che non siamo l'inizio e la fine di tutto; perciò non è giusto supporre di poter disporre della propria vita senza alcun criterio e senso di responsabilità. Non è giusto supporre di essere padroni della propria vita. Inoltre chi può essere certo che anche la scienza non possa in futuro contribuire a migliorare la situazione di Eluana? Anche chi desidera fortemente di morire, nel momento in cui si rende conto di essere vivo anche se lui non vorrebbe, e di dipendere da una Volontà superiore,capisce che non ha il "diritto" di togliersi la vita. Puòfarlo, ma per tenere conto della consapevolezza che ha raggiunto di essere vivo, anche se vorrebbe essere morto, deve scegliere di vivere. Inoltre il titolare dei "diritti inviolabili dell'uomo" non può che essere ciascun soggetto. Dal punto di vista della Costituzione il soggetto del diritto alla vita è Eluana stessa, la Costituzione giustamente non riconosce mai un "diritto di morte"! L'art. 32 garantisce "cure gratuite agli indigenti",poi afferma che "Nessuno può essere obbligato a un derminato tratt.sanit. se non per disposizione di legge",voleva infatti evitare abusi, ma le cure agli indigenti rimangono dovute.

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