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La fame

20 Novembre 2008 alle 13:00

Questa crisi economica sta facendo proprio sul serio, chi l’avrebbe mai detto che la ricchezza potesse sparire così in fretta. Non è che arriva la fame vero? Hanno sempre detto che la fame è brutta, chissà se poi è proprio vero. Qui da noi l’abbiamo patita in pochi, almeno fra quelli come me che sono nati nel dopoguerra. Il pensiero di poter morire di fame o di sete ha sempre toccato poco noi “materialisti postmoderni” come ci chiamano, protesi a migliorare la “qualità della vita” al di là di ogni ideologia, come anche al di là di ogni riflessione su cosa sia poi questa vita, su cosa valga. Riflettere sulla fame è appunto come riflettere sulla vita: del tutto ozioso, dato che la fame non la conosciamo e la vita già l’abbiamo, quindi meglio concentrarci su come mangiare e vivere meglio. Però adesso, con questa crisi, il “meglio” si sta riducendo al “qualcosa”, inteso come alternativa al “niente”. Il concetto di “niente” ora sta bussando alle nostre menti e, se associato al concetto di “cibo”, che lo si voglia o no produce il concetto di “fame”. Non la fame necessaria e terminale della Terry o dell’Eluana, utile per liberarle dalla “non vita” e assolutamente non-sensibile, come dice il chirurgo Ignazio Marino senatore del PD, grazie alle endorfine che il corpo dei moribondi per inedia secerne. La fame nostra, di individui sani, che vogliono e possono godersi la vita... Cerchiamo di non pensarci che è meglio, si vive una volta sola e la vera vita finchè abbiamo due soldi in tasca ce la possiamo ancora godere. Se la fame verrà, ci penseremo allora, vorrà dire che ci verranno in aiuto le endorfine: mal che vada faremo come la Terry e l’Eluana, lo dice il chirurgo del PD, ce ne andremo senza soffrire...

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