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12 Novembre 2008 alle 17:15

Le parole non sono neutre. Si caricano positivamente o negativamente a seconda dei fatti/misfatti che le accompagnano (es., democrazia, fascismo, razzismo,…). Con abile propaganda orwelliana è, poi, possibile “indirizzarle” emotivamente là dove si vuole. La sinistra lo sa bene: ha dovuto cambiare nome quattro-cinque volte (Pci, Pds, Quercia, Ulivo, Pd) per far dimenticare i suoi trascorsi ed è per questo che ci tiene tanto alla “comunicazione”. Ad esempio, prendiamo la parola “cavaliere”. È bastato associarla all’attuale nostro Presidente (precedentemente e ripetutamente caricato di “malefatte” – “il Cavaliere nero”, “il Cavaliere rinviato a giudizio..”) per farle perdere la sua originaria bellezza e virtù. Ora è la volta del termine “abbronzato” che per opera di “perdenti-frustrati-appecoronati” ha perso la notazione salutistica dei vacanzieri. “Scorretto”, si ritirerà dalla sfera pubblica e lo useremo in privato con sfumature ironiche e maliziose. In pubblico useremo il dicibile “di colore”. Ma, temo, per poco. Già ora la parola non gode di buona salute legandosi a qualche misfatto perpetrato da “uomini di colore”. Ma se, come annunciato, il neo Presidente americano di colore varerà provvedimenti pro-aborto e dintorni, beh, allora, la parola perderà la sua gloriosa purezza. Io la caricherò negativamente: in pubblico con il sorrisetto per non incorrere negli strali dei benpensanti, in privato con passione. Lo farò sperando che sia finalmente didattico per gli interessati orwelliani. Lo farò, lo faremo in molti. La parolina, allora, (e la sua incarnazione) finirà anch’essa nell’Indice delle Indicibili. Quello che invigliacchisce il parlare (di chi le usa per ingiuriare o intimorire e di chi non le usa per “mostrarsi” corretti).

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