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A proposito del "compagno segreto"...

6 Novembre 2008 alle 12:19

Leggendo ieri l’editoriale dell’Elefantino sul tema dell’aborto nelle elezioni americane, mi è tornato in mente un episodio accadutomi nel maggio del 1999 quando, studente di terza liceo, mi trovavo in Spagna per la tradizionale gita scolastica. Ricordo di aver proposto, forse un po’ ingenuamente, ai miei compagni di andare a vedere una corrida e loro guardandomi tra l’inorridito e lo schifato mi rispondevano che era uno spettacolo disumano e cruento, che andava abolito e che “…ma da dove ti è venuta un’idea così?” Confesso di essermi un po’ vergognato alla fine di aver fatto una simile richiesta, ma non potevo fare a meno di pensare, con un po’di disagio, che coloro i quali così appassionatamente difendevano il “povero toro maltrattato e poi sadicamente ucciso” erano i medesimi che in classe quando saltava fuori la questione sull’aborto, adducendo le più disparate argomentazioni, si schieravano decisamente a favore. E quello che dieci anni fa avvertivo come un disagio ma non riuscivo ad esprimere in maniera definita, è ciò che oggi Ferrara (ma la Chiesa con Papa Benedetto XVI lo afferma con forza da sempre) definisce la radice del malessere occidentale, ossia l’aborto moralmente indifferente. Credo che se non si avrà il coraggio di riconoscere laicamente che la questione dell’accoglienza e della salvaguardia della vita umana dal concepimento alla morte è fondamentale non solo per una pacifica convivenza ma per la sopravvivenza stessa della civiltà umana, avremo voglia di discutere di crisi finanziaria mondiale, di pace in Medio Oriente o lotta al terrorismo in un mondo che diventa sempre più oscuro e pauroso.

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