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Chiesa e Biologismo

3 Novembre 2008 alle 17:15

Nel suo intervento il prof.Mancuso afferma che la posizione assunta dalle "gerarchie ecclesiatiche" riguardo alla difesa della vita porti a concludere che "la dignità dell’uomo è altra cosa dalla sua libertà, nel senso che tale dignità non consiste nell’esercizio della libertà". Mentre egli ritiene, evidentemente, vero il contrario. Innanzitutto sarebbe interessante comprendere ciò che Mancuso intende con il termine "libertà". A me è stato insegnato che la libertà cristianamente intesa non è un arbitrio incondizionato, ma piuttosto la possibilità di andare incontro al destino per cui ciascuno di noi è stato fatto dal Creatore. Possibilità peraltro "imperfetta", a conseguenza del peccato originale e "ristorata" dalla venuta del Cristo. In questa descrizione della libertà, ogni essere umano è compreso. Anche un embrione di poche settimane. Anche un "vegetale". Anche un bambino cerebroleso. Se invece si intende, come mi sembra faccia Mancuso, libertà secondo l'accezione oggi in voga di "possibilità di scelta incondizionata", allora nessuno di noi -siamo onesti- è libero. E quindi, secondo il cortocircuito del ragionamento di Mancuso, nessuno ha piena dignità. Esemplifico con un paradosso: se libertà è uguale a possibilità di arbitrio e di scelta incondizionata, e se questo determina la mia dignità, cosa ne sarà di me alla prossima sbronza, quando l'esercizio della mia libertà Mancusianamente intesa sarà "off limits" ?

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