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La posta in gioco

31 Ottobre 2008 alle 15:00

Il fatto che la sinistra alzi il tono dello scontro su un provvedimento tutto sommato marginale come il decreto Gelmini costringe a chiedersi quale sia la vera posta in gioco. Non si tratta ovviamente del merito del decreto, che si limita a qualche ritocco di buon senso a pezzi del malandato sistema scolastico italiano, né tantomeno di difendere il futuro dei giovani, la qualità della ricerca e altre idealità di questo tenore, che ovviamente non si difendono nelle piazze e che vengono evocate al solo scopo consolatorio e narcisista di poterle evocare. Quello che è davvero in gioco è il potere di veto a suo tempo accordato dalla DC al PCI e passato in eredità al PD, secondo un tacito accordo che ha funzionato per cinquant’anni e sintetizzabile nella formula: governiamo noi, col vostro assenso. La sinistra, resasi conto alla prova dei fatti col governo Prodi di non riuscire a governare, ha il sacro terrore di perdere anche il vecchio potere di veto, e di trovarsi di fronte a un governo che pensi di far politica senza prima passare a incassare il suo placet.

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