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Merito e nuvole

21 Ottobre 2008 alle 20:30

Ricordo ai volenterosi sostenitori della meritocrazia targata Gelmini che i due principali tentativi di scardinare definitivamente ogni possibilità di valutazione scolastica legata al merito (l'introduzione del sistema dei debiti formativi, geniale applicazione didattica del sistema dei subprime americani prima ancora che questi fossero inventati, e l'abolizione della componente esterna negli esami di Stato, per cui il docente si cucinava la minestra, se la mangiava e se la lodava, tutto da solo)risalgono rispettivamente al ministro d'Onofrio (primo governo Berlusconi) e al ministro Moratti (secondo governo Berlusconi): entrambi, come si sa, esponenti tenaci di quella cultura dell'eskimo, un po' nostalgica e assai fricchettona, vissuta e cresciuta tra Sessantotto e Settantasette e dedita piuttosto a contare nuvole che a studiare matematica. Questo tanto per dire che finché il dibattito intorno ad una possibile riforma della scuola rimarrà scioccamente ideologico (destra meritocratica no, nemica del popolo) sinistra democratica (no, amica dei fannulloni) non si faranno progressi, e si andrà inevitabilmente allo scontro in piazza tra Tremonti da una parte e la CGIL dall'altra, ai quali la scuola interessa essenzialmente come fonte di spesa e come fonte di stipendi. Ha ragione Napolitano nel sostenere che non si può dire sempre di no a tutto: ma per distinguere e per decidere non serve l'ideologia, occorrono cultura e competenza. Che ai politici e ai sindacalisti che ne sono privi venga utile un qualche corso accelerato, in una delle classi ponte di cui tanto si parla?

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