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Abbiamo due Vito Mancuso?

20 Ottobre 2008 alle 15:40

Uno capace di scatenare un putiferio e l’altro tanto guardingo e ligio da non determinare un pur modesto segnale di reazione? Non mi pare: forse il problema è altrove. Vito Mancuso conclude il proprio articolo – pubblicato sul Foglio di ieri – con un’affermazione ed una domanda. L’affermazione : “Il mondo, cioè, ha fatto camminare in avanti la chiesa”. La domanda : “Ma allora torna la domanda iniziale: che cosa significa oggi “appartenere” alla chiesa?”. Vedo senza vederlo un sorrisetto malizioso sul volto del teologo. Il discorso sarebbe chiuso se ci si decidesse una volta per tutte a concordare sul fatto che “chiesa” e “Chiesa” sono due entità ben distinte, con pochi punti in comune e condannate a confliggere senza possibilità di tregua per l’eternità. Perché sono state concepite nello stesso istante, ma hanno dato vita a due “gemelli diversi”, e si discuterà all’infinito ( temo senza possibilità di soluzione) su quale dei due debba ritenersi il vero figlio del Verbo. Allora Mancuso avrebbe dovuto scrivere chiesa in minuscolo (e l’ha fatto) nell’affermazione, e Chiesa in maiuscolo (e non l’ha fatto) nella domanda. Lo stesso Nietzsche, che usò parole rispettose e commuoventi nei confronti di Gesù, intitolò un suo celebre testo “L’Anticristo” poiché il titolo esatto e calzante (L’ Antipaolo) non avrebbe avuto lo stesso violento e conturbante impatto. Dove Cristo è chi porta dolente e sulle proprie spalle un messaggio (inaudito e mai visto) e fa quello che non aveva fatto mai nessuno, mentre Paolo è quello che immediatamente ci costruisce sopra la precisa antitesi, a base di sacerdoti, riti, incensi e quant’altro (roba già vista mille volte). So che sono concetti che, per essere affrontati, necessiterebbero più del fioretto che dell’accetta che uso io, ma ci vorrà pure un hydeparkiano che dia agli astanti la sveglia del Lunedì.

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