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Quale libertà?

11 Ottobre 2008 alle 10:03

Toccato nei dibattiti correnti il tema chiave della responsabilità, si può ribadire che una delle peculiarità del cristianesimo - e del cattolicesimo in particolare - sia proprio l’indissolubile connubio tra libertà e responsabilità. Nel commentare le ferme posizioni della Chiesa su questioni fondamentali, critici e detrattori sembrano riferirsi invariabilmente ad una vecchia sociologa impicciona e retrograda, dimentichi che sia, per una buona fetta di umanità, l’espressione terrena di realtà metafisiche, quindi avvezza alle cose del mondo ma non propriamente mondana. Per il credente, addirittura, il tramite per essere testimoni nel quotidiano dell’estinzione di un delitto primordiale che ci ha relegati qui in condizione transeunte. Robetta da nulla, insomma. Con queste premesse, si vuol discutere nello specifico di sessualità, aborto, testamento biologico? Benissimo, togliamo all’ateo il concetto di peccato, per lui di fatto inesistente. Gli resta la ricerca di una libertà assoluta, su questi come su altri temi, libertà che si vuole però sancita e garantita da leggi, norme, lacci e laccioli terreni. Bella contraddizione. E cosa ne facciamo di una libertà spinta al punto di negare perfino l’uomo, proprio mentre egli afferma di bastare a sé stesso? Questa non sembra libertà, ma un invito al suicidio corale, a partire dal ventre materno, passando per una diffusa frivolezza autodistruttiva, togliendo compassione all’infermità che può occorrere in ogni momento della vita.

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