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Concordo con quanto dice Lodovico Festa

11 Ottobre 2008 alle 15:00

E' vero, come ricorda Lodovico Festa (sempre autore di interventi di interesse), che l'approccio per modellini tipico delle scuole di business (e dei collegati centri di ricerca) si dimostra fragile in condizioni di anomalo funzionamento dei sistemi che, di volta in volta, essi vengono chiamati a descrivere. Mi permetterei, però, di fare un passo in avanti e di affermare che l’approccio stesso delle scuole di business rappresenta un tentativo maldestramente semplificatorio di cavalcare fenomeni di elevata complessità (come solo quelli collegati all’umana interazione possono esserlo). Come se, con un bagaglio di venti-trenta categorie, potesse realmente essere descritto tutto ciò che sta alla base dell’agire economico e sociale e delle relazioni lavorative degli individui. Questa sorta di anemia concettuale viene, di solito, propagandata come il vero punto di arrivo delle attuali formazioni manageriali, assieme alla pretesa, da parte di queste ultime, di potere funzionare proprio perchè del tutto astratte dai singoli contesti operativi cui potrebbero essere destinate. Qualche volta, avendo a che fare con molte delle giovani promesse forgiate a suon di forzata linearità, mi viene da chiedermi se non stiamo stiamo correndo il rischio trovarci, prima o poi, di fronte all’esplosione una sorta di “bolla” manageriale: il contemporaneo emergere, cioè, in ogni punto del sistema del business, di una sorta di impossibilità di autodescriversi che porterebbe con sè l’improvviso blocco di tutte le attività. Una specie di torre di Babele all’incontrario. Non più milioni di individui impossibilitati ad interagire perchè la differenziazione degli strumenti linguistici impiegati rispecchiava, in fondo, la complessità del reale, ma un sistema talmente semplificato da rendere impossibile individuare la diversità.

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