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Sulla Englaro

10 Ottobre 2008 alle 07:29

Sbaglia chi crede che la Cassazione non sia legittimata a creare diritto attraverso le proprie sentenze (interpretazione evolutiva). Qui non si tratta di esautorare il Parlamento ma di giudicare se nel caso sottopostole possa considerarsi realizzata la fattispecie prevista dal legislatore costituente laddove, secondo l’elaborazione della norma in dottrina, proibisce il c.d. accanimento terapeutico. Nel suo recente discorso, il Cardinal Bertone ha precisato che le terapie mediche vanno tenute distinte dal sostentamento vitale ritenendo solo le prime legittimamente rifiutabili e considerando le seconde fuori dal dominio della previsione costituzionale. Tale distinzione, a detta del Cardinal Bertone, troverebbe, nel largo consenso della comunità scientifica, la sua giustificazione. Se consideriamo l’alimentazione come manutenzione ordinaria e la terapia come manutenzione straordinaria, la distinzione ci appare del tutto evidente e fondata. Ma allora perché la Corte, ignorando il senso comune e contraddicendo la scienza, ha deciso diversamente? Escludendo la demenza senile, l’ignoranza, la malafede e l’arbitrio, considerando la tradizionale cautela di un’Istituzione deputata alla salvaguardia dell’ordinamento giuridico, non rimane che pensare che la scienza e il senso comune ritengono quella distinzione inapplicabile al caso Englaro. Azzardo una spiegazione. Eluana non è malata, Eluana non c’è. Il suo cervello è spento, il suo stato è scientificamente considerato irreversibile e i 15 anni di coma confermano quell’aggettivo perentorio. Quello che era il corpo di una giovane ragazza è ora divenuto (ma Eluana non lo sa) un involucro di donna nel quale batte, impersonale, un cuore. Non c’è il calore di Eluana in quel cuore, nessun sentimento vi alberga: è solo un freddo meccanismo, il ticchettio di un orologio che non ha esaurito la sua carica. Ostinarsi ad alimentare quel muscolo involontario ha poco a che fare con la pietà, la carità e l’amore. E’ egoismo.

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