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Quando le parole hanno un peso

8 Ottobre 2008 alle 14:34

Ogni volta che sulle pagine del Foglio trovano spazio questioni etiche, morali e religiose si aprono vivaci discussioni, segno di una incisività degli argomenti che non lascia spazio all’indifferenza. Devo ammettere che gli interventi del Direttore in proposito spesso mi hanno disturbato, ma non riuscivo a individuarne esattamente la ragione. Infine, credo di aver capito: un po’ figliol prodigo (sono convinto che egli sia già profondamente cristiano, l’illuminazione poi è fatto privato) , un po’ apostolo dei laici, talvolta mostrandosi quasi “più realista del re” nelle sue incursioni ecclesiali, il Direttore suscita scandalo per un motivo molto semplice: chiama le cose con il loro nome. Noi, allevati in un contesto che premia la quotidiana auto-indulgenza, non possiamo che restarne sgomenti. Possiamo certamente esercitare la critica alle sue argomentazioni, essendo però ben consapevoli che viviamo tempi in cui compromessi e sofismi non trovano più spazio. Poi, si può decidere in libertà se guardare con sguardo compiaciuto o contrito e compassionevole alle mille espressioni della miseria umana, intime e sociali, con le quali conviviamo, e agire di conseguenza. Lo spartiacque ultimo, a cui ci stiamo accostando, finalmente privi di sponde ideologiche, è questo.

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