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Cronaca di una morte annunciata

7 Ottobre 2008 alle 16:30

I giornali di carta hanno cominciato a morire all'inizio degli anni settanta. Quando evaporò l'odore del piombo nelle tipografie. Quando le linotypes smisero di ticchettare. Quando non ci furono più le bozze umide delle pagine da passare all'ultimo vaglio prima dell'ordine del proto per la messa in moto della rotativa. I linotipisti cominciarono a maneggiare nastri perforati che contenevano parole. Poi piano piano conclusero il loro ciclo le telescriventi. E arrivarono i computer con i dischi flosci ai quali venivano affidati pensieri e parole. Se ne andarono anche i dimafonisti che raccoglievano su un disco le storie che da paesi lontani gli affidavano gli inviati. Gli stenografi erano ormai anche loro un repertorio del passato. E venne il tempo di internet. I giornali cominciarono a leggersi on line. E' il progresso bellezza. Ma non si uccide così il passato. E allora tocca combattere per la carta. Per quella rosa scelta dalla Gazzetta e quella arancione del Sole 24 ore. Per la carta bianca di tutti gli altri. E quel bianco non deve essere il colore di una bandiera. Nè il segno di una resa. Dopo i fast food si sono tornate ad apprezzare le piccole osterie. Molti automobilisti continuano a preferire il cambio manuale a quello automatico. Il vino vive una sua stagione dorata e si recuperano tradizioni antiche. Qualcuno rimpiange i piano bar ed i night club. Dove si ballava musica suonata da uomini e non sputata dagli altoparlanti. Anche la radio sta prendendosi la sua bella rivincita. E per il traffico si torna a parlare di tram. C'è qualcosa di antico nel moderno. Un'edicola continuerà a riempire le cartoline delle metropoli, delle città e dei piccoli borghi. Il massimo sarebbe che tornassero anche gli strilloni.

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