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Calabresi, Pinelli ecc.

23 Settembre 2008 alle 15:00

Il dibattito aperto da Sofri pur nella sua cripticità di sapiente ammette un punto fondamentale: chi uccise Calabresi lo fece come il gesto finale di una campagna di odio (mediatico si direbbe adesso) che non poteva non sfociare in un gesto eclatante. Chi ha vissuto quegli anni ricorda una sorta di percezione della realtà come quella di essere accerchiati, minacciati, violentati, uccisi ad ogni angolo della strada, vicini a colpi di stato dei più feroci. Un immaginario collettivo fosco e terribile che solo con una risposta violenta si sarebbe potuto spezzare. Una sorta di tirannicidio liberatorio per le masse. Se quello fu un gesto del singolo/i il seguito fu l'organizzazione (terrorismo) che come si dice ottimizzò il metodo. Fin qui Sofri può avere ragione. La domanda a questo punto è di prammatica: chi ebbe la forza e la capacità di costituire l'humus di una visione così perversa e senza speranza della realtà? Di spingere verso una visione di guerra fantasticata migliaia di persone? A questa domanda non vi è risposta. Quando la si pone vieni guardato come un idiota, uno che non ha capito nulla, un reazionario al massimo ricevi con una alzata di ciglio supponente: ma furono le masse!! la responsabilità come sempre è di nessuno. E qui né Sofri né altri rispondono

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