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Architettura profana

20 Settembre 2008 alle 17:08

Negli Stati Uniti ancora si dice "The sky is the limit", superfluo spiegarne il significato. Soprattutto qui l'uomo cerca di superarsi in tutti i campi e l'architettura riflette questo desiderio. Qui a mio avviso non si tratta tanto di superbia, quanto della reale voglia di andare oltre tutto quello che e' gia' stato fatto, di eccellere, di fare meglio degli altri per essere il n.1. Esemplare sarebbe la storia della competizione tra Empire State Building e Chrysler Builind, fatta di segreti ed astuzie per avere il primato del grattacielo piu' alto di New York. Un primato tra uomini, progetti, idee, una sfida economica, di marketing, tecnologica, non una sfida a Dio. Anche perche' Dio manca da questi posti, almeno a livello architettonico. Stessa cosa si potrebbe dire per il ponte di Brooklyn, maestoso, bello e considerato impossibile quasi fino al giorno dell'inaugurazione. Diverso il discorso in altri Paesi, presso culture diverse, dove per intenderci ci sono campanili, colonne, archi e cupole. Li' notiamo che i materiali usati per la costruzione sono antichi, tradizionali e gia' di per se' non consentono facilmente di innalzarsi oltre un certo limite. Dove la pietra domina sul metallo ed il vetro, la costruzione e' fatta per durare nel tempo, non decenni, ma secoli, millenni. Li' l'architettura e' sacra. Ecco perche' si puo' parlare di sfida, di superbia. Perche' in alto ci sono gia' simboli religiosi, sono li' da secoli e vi resteranno. Si’ certo, i nuovi edifici metteranno in ombra chiese ed altri edifici sacri, fondendole in un nuovo scenario dove non saranno piu’ punti centrali per l’occhio, ma nessun edificio per quanto alto, potra’ mai gettare ombra su Dio.

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