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No alla gogna per Fausto e Daniele Cristofoli

17 Settembre 2008 alle 07:00

Fausto e Daniele Cristofoli (padre e figlio), fermati con l'accusa di omicidio ai danni del giovane Abdoul Salam Guiebre, subiranno un processo penale all'esito del quale verrà emessa una sentenza sulla loro colpevolezza, anche se, purtroppo, pare che il circo mediatico abbia già decretato la scomunica, sancendo la loro riprovevolezza e la loro indegnità sul piano umano e morale e attirando su di essi lo sdegnoso disprezzo della società civile. A parti invertite, tornano a farsi sentire i perversi effetti dell'accentuazione del dato etnico-antropologico di un episodio criminoso: le rumene che "uccidono un'italiana" dei titoli dei giornali di qualche tempo fa sono state sostituite in questi giorni dalle bieche figure di due commercianti sanguinari e razzisti, pronti a uccidere senza alcuno scrupolo un giovane indifeso soltanto perché nero. Io ho sempre creduto che nella nostra società ci sia troppo spazio per il perdono e la comprensione degli autori di masfatti e poco per le vittime. Per questa volta voglio fare uno strappo alla regola. Sono addolorato per la morte di quel giovane, alla cui famiglia va tutta la mia più sincera e viva commiserazione, per quanto inutile e meschina sia, ma voglio anche testimoniare la mia solidarietà a Fausto e Daniele Cristofoli, i quali, seppure verranno condannati per il delitto (certamente tremendo) che viene loro addebitato, non meritano, come nessun uomo merita, che i giornali e le televisioni intingano il loro personale dramma nel torbido, in un processo di mostrificazione che tira in ballo xenofobia, razzismo e intolleranza, tutte cose troppo serie per essere abusate in questo modo.

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