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Il lutto al braccio dei professori

17 Settembre 2008 alle 15:00

I professori inaugurano l’anno scolastico con la fascia di lutto al braccio e fanno bene, perché in tutti questi anni molti delitti sono stati commessi nell’ambito della scuola. Ma in questa faccenda, se sono bene individuate le vittime, che sono gli alunni, i colpevoli sono distribuiti tra vari attori, cioè lo Stato, il Sindacato, i genitori, e gli stessi professori. Lo Stato, perché in tutti questi anni non ha fatto altro che predicare la necessità di una riforma, evocata sin dalla fine degli anni sessanta, senza mai arrivare a fatti concreti; il Sindacato, perché nella difesa dei vari operatori scolastici, ha usato esclusivamente i parametri occupazionali che si mettono in campo nel caso delle aziende industriali, dimenticando però che l’obiettivo primario della scuola è la cultura e che aumentare il numero dei professori non significa necessariamente facilitare questo obiettivo; i genitori, che, spesso trasformandosi essi stessi in sindacalisti dei propri figli , hanno mirato i loro interventi non alla istruzione dei propri figli ma alla promozione , sempre e comunque; i professori, che troppo spesso hanno confuso i propri interessi con quelli della scuola, individuando in questa, più che una sede in cui portare avanti la loro missione di insegnanti, una fonte di reddito per arrotondare il budget familiare. Così, col passare degli anni si è venuta sedimentando una situazione in cui la scuola è diventata un serbatoio occupazionale, senza alcuna attenzione alla qualità dell’insegnamento e senza alcun legame tra la esigenza formativa e l’offerta. Il risultato è che oggi in Europa siamo al primo posto nel rapporto professori/alunni ed all’ultimo per livello di istruzione degli alunni. Penso che siamo arrivati alla frutta e che la scuola o la si riforma adesso o altrimenti è troppo tardi.

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