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Una sinistra "Into the wild"

15 Settembre 2008 alle 18:30

Il film evocato da W puo' forse essere bello ma è deprimente, il contrario - quasi - di Juno, dove la speranza, la luce che penetra il buio dà fiducia e apre il cuore. Il gioco al massacro di "into the wild", la storia di un naufragio, del percorso lentissimo all'interno di un vicolo cieco interiore ed esteriore - per quanto straziante sia pure in mezzo a molto luogo comune antiborghese e antipaterno - è invece perdente; antitesi di un richiamo alla riscossa, alla rinascita, è molto di più un arrocco, un affresco postumo dell'esclusione della sinistra antagonista italica dal Parlamento. Ed ha persino ragione Maria laura Rodotà, a evocare l'Alaska per stigmatizzare la mancata Palin-genesi della sinistra italiana, qualora ci si ispirasse al film di Sean Penn, l'ultimo - certo talented - "giapponese" di Holliwood, smarrito, piu' che nell'avventurosa natura americana, nella foresta sessantottina della rivoluzione permanente.

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