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Il prezzo della sconfitta "fredda"

11 Settembre 2008 alle 15:35

Alcune settimane fà, all'indomani della crisi Osseta, Sergio Romano disse che le guerre hanno conseguenze (riferendosi alla politica di Bush...). Gli manca il "big-picture": il comportamento russo è in parte dovuto al fatto che all'indomani del crollo dell'Unione Sovietica, i russi e i moscoviti non videro carri armati con bandiere Usa sfrecciare per la piazza rossa, nè i loro (americani) aerei sfrecciare nei cieli... Eppure in quei giorni si issava una virtuale "bandiera bianca" sui loro palazzi. A Reagan qualcuno imputò di essere "troppo buono" con Gorbaciov. In fondo - anche se con di gran lunga minor peso- la Russia siede ancora nel Consiglio a 5 delll'Onu. Nessuno ha mai messo- apertamente- in discussione questo fatto. Nessuno ha mai saputo cosa si dissero Reagan e Gorbaciov in privato, nè Bush Sr e Eltsin. Naturalmente non bisogna andare con la mano troppo pesante sugli sconfitti (anche se si trattava di una sconfitta anche morale), per evitare un effetto Weimar. Ma l'impressione è che il mancato riconoscimento di una sconfitta "fredda" (che ha fatto soffrire e causare danni anche fuori dei confini russi e sovietici) impedisca alla Russia ed ai suoi sostenimenti nazionalistici (soprattutto popolari), di calcolare il prezzo di quella sconfitta morale ed ideologica. Le guerre hanno conseguenze. I due ricatti dell'approv-viggionamento energetico e del riarmo avranno vita breve, a meno di non voler pagare un conto più salato di quello proposto fin'ora. Nel momento in cui dovessero "prendersi" le repubbliche dell'Abkhazia e dell'Ossezia, la firma di Putin e Medvedev non varrebbe più niente.

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