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Pd: la fabbrica delle parole

8 Settembre 2008 alle 16:00

Mi chiedo come faccia un elettore della opposizione a resistere all’interno di uno schieramento che quotidianamente vive delle critiche alla maggioranza e soltanto di quelle. Critiche peraltro basate sul nulla, sulla gaffe di qualche rappresentante della maggioranza spesso su un aggettivo o su un avverbio non perfettamente calibrato. Alemanno afferma che il vero male assoluto è stato non il fascismo, ma la emanazione delle leggi razziali, un’affermazione condivisibile anche se parziale, eppure questo è sufficiente a scatenare nella opposizione un attacco che alimenterà il dibattito almeno per una settimana. Mi chiedo se ci sarebbe stata analoga reazione se qualcuno avesse affermato che non il comunismo ma il Gulag e le foibe sono state il male assoluto. E ancora: Fini fa una immersione in un’area proibita, riconosce subito l’errore e si dichiara disposto a pagare la multa. Ma questo non è sufficiente a placare la canea che si scarica per giorni sul Presidente dalla Camera e qualcuno ne chiede addirittura le dimissioni. Quale relazione abbiano questi argomenti con un serio dibattito politico è difficile capirlo. Del resto, quando manca materiale di polemica contro gli avversari esistono all’interno della stessa opposizione dissidi e divergenze senza esclusione di colpi, che vedono di volta in volta protagonisti Parisi, D’Alema, Rutelli, per non parlare di Di Pietro e Pannella. Tante parole, tanti dibattiti e nessuna proposta politica concreta, neppure un’opposizione ferma su alcuni temi portati avanti dalla maggioranza su cui la opposizione avrebbe molto da dire. Insomma il Pd, che pure era nato con un’operazione di grosso impatto politico, rivela nel tempo i suoi limiti, che poi sono quelli di sempre, frutto di una classe politica vecchia che non si è veramente rinnovata. Più che la fabbrica del rinnovamento il Pd si è dimostrato la fabbrica delle parole.

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