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Risoluzione etica – risp. a Pennisi

5 Settembre 2008 alle 12:00

Se qualcuno della Sua famiglia – magari a Lei molto caro – Le lasciasse in dono una casa, lei cosa farebbe? Permetterebbe al tempo di deteriorarla? Negli anni non compirebbe lavori di restauro abbandonandola alla corruzione dall’umidità? Il giardino (se è una villa) o i ballatoi (se è un appartamento) li lascerebbe all’incuria? Non direi… Così è la vita… e sicuramente, per ridipingere la camere, si affiderà ad un imbianchino, non certo al parroco… faccia due conti e vedrà che curare la vita malata nel limite del possibile (cioè senza accanirsi nell’impossibile – morale prima ancora che umano –) non è un oltraggio alla Volontà di Dio, ma esattamente ciò che Egli desidera: non ci ha creati per lasciarci corrodere dall’usura del tempo… altrimenti saremmo stati privi dell’anima se la nostra esistenza avesse dovuto seguire un ciclo a noi imposto dalle leggi del creato come alle piante… Se poi il “de cuius” non Le è caro… questo è un altro problema… ma la sua volontà è sacra, persino per le leggi dello Stato: “Cuius est dare, eius est disponere”. Ed Egli ha disposto per il Bene… Legga la vita del medico S. Giuseppe Moscati… vedrà che si accenderà la luce e i suoi dilemmi troveranno una risposta… più etica della domanda.

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