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Legalita' e Fascismo / Risposta al sig. Gatti

2 Settembre 2008 alle 10:15

Mi permetto di far notare al sig. Gatti che quella del sig. Gomba era con tutta evidenza una domanda retorica, e che non occorreva pertanto azzardare risposte puntuali. Ed anzi, con il suo intervento temo il sig. Gatti abbia ottenuto l'opposto risultato di confermare i timori del sig. Gomba (che sono anche i miei) sulla reale capacita' e preparazione del variegato mondo della sinistra nel comprendere ed affrontare il problema. A fronte di una realta' ormai consolidata in cui essa ad ogni pie' sospinto si oppone, protesta e schiamazza contro il piu' elementare tentativo di imporre il primato della legge e la sua applicazione da parte delle forze dell'ordine nei confronti della marea di delinquenza e sopruso che quotidianamente affligge il nostro paese e che interessa in gran parte "immigrati che delinquono" e "zingari [che] hanno la pessima abitudine di lavorare poco e rubare assai", cosa si propone (da sinistra, beninteso)? Che in galera ci vadano tutti i delinquenti, ma proprio tutti! Giusto, ma che bisogno c'e' allora di aggiungere "ci siamo capiti"? A cosa allude questa frase sibillina? Forse che in galera ci dovrebbe andare qualcuno in particolare (sull'identita' di costui nutro un vago sospetto, ma non lo voglio rivelare, per carita' di patria)? E' un fatto piuttosto che la sinistra con la sua politica continui a favorire il permanere di larghe sacche di impunita' specialmente tra le fasce piu' disagiate della popolazione, demonizzando sistematicamente ogni tentativo di ripristinare la legalita' per mezzo del costante ricatto culturale e della delegittimazione che ne consegue fondati sullo spauracchio del fascismo, del razzismo, del sessismo, dell'integralismo, e chi piu' ne ha piu' ne metta. Basti pensare al recente episodio della turista islamica al museo di Venezia. Legalita' infatti non mi pare significhi soltanto mandare in galera la gente. Legalita' vuol dire in primo luogo garanzia di convivenza pacifica e quindi di liberta' dall'arbitrio, dal sopruso e dal pericolo, anche e sopratutto nei normali comportamenti quotidiani, come ad esempio quando si visita un museo ed occorre presentarsi a volto scoperto. Si e' mostrata illuminata interprete e paladina della legalita' la sinistra politica e giornalistica che proclamo' che ad essere punito sarebbe dovuto essere chi la legge la fece rispettare, anziche' chi la violo'? Davvero e' questa l'idea di legalita' di cui l'Italia ha bisogno? Mi sembra di assistere ad un vero e proprio corto circuito ideologico e culturale cui si tenta di trovare una soluzione di comodo, una scorciatoia, magari demonizzando a fasi alterne un supposto delinquente per eccellenza, un capro espiatorio per tutti i mali italiani, ed evitare cosi' di fare i conti con le proprie contraddizioni sempre piu' insanabili.

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