cerca

Michele Serra: "La disgrazia del nostro Paese è la presenza del Vaticano"

1 Settembre 2008 alle 16:05

L’infanzia, la guerra, i nazisti; la solitudine e le preghiere; il sogno di diventare cardinale. L’università, la teologia, la dottrina; gli articoli e i saggi monumentali. Non per altro: per introdurre al Cristianesimo. Poi Roma, il Concilio. E quindi il Sant’Uffizio, con quell’amico polacco che insiste perche’ non torni a studiare e basta. Poi dichiarati un lavoratore, per quanto umile, ma pur sempre nella vigna del Signore. E allora vai dai giovani a Colonia e a Sydney, fino a Ratisbona col Paleologo e in mezzo ai turchi brandendo la bandiera. E dagli contro Nietzsche e il relativismo, contro l’aborto e la morte di Dio. Poi il libro su Gesù e quello sulla Chiesa; parla con Habermas ma senza trascurare Pera. Il mercoledì a insegnare i santi e la domenica a invocare la benedizione su tutti quanti, ma proprio tutti. E adesso prova a spiegarglielo, a uno così, che si deve beccare pure Michele Serra.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi