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Informazione, paura, democrazia

28 Agosto 2008 alle 08:33

La recente querelle ministeriale a proposito dell’inasprimento delle pene del codice della strada mi ha suggerito alcune riflessioni. La prima è di assoluto buon senso, quasi banale, ma evidentemente necessita di essere ribadita ai nostri governanti (siano essi di destra o di sinistra). È inutile inasprire pene che mai saranno sanzionate per mancanza di controlli. In Italia esistono troppe leggi, sarebbe ora di applicarle invece di inventarsene di nuove. Veniamo così al nocciolo di questo mio intervento. In un libro di qualche anno fa B. Glasner evidenziava come l’opinione pubblica americana sia fortemente influenzata da un’informazione che semina paure creando o ingigantendo pericoli inesistenti o trascurabili. Al di là delle interpretazioni un po’ dietrologiche del fenomeno da parte dell’autore quello che balza all’occhio è l’analogia con la situazione italiana attuale. Anche in Italia ormai abbiamo un sistema informativo degenerato volto alla ricerca dello scoop a tutti i costi, fatto di giornalisti che non controllano le fonti e fanno a gara a chi le spara più grosse. Un sistema informativo che genera paure a tambur battente, che crea emergenze che vengono poi consumate nel giro di poche ore, cannibalizzate dall’emergenza successiva e che si ripresentano ciclicamente. È stato così per l’emergenza dell’influenza aviaria e poi di volta in volta per le stragi del sabato sera, i pitbull e chi ne ha più ne metta. Pericoli creati ad arte o gonfiati a dismisura come nel caso della sicurezza. Tanto non è più importante né avere, né tantomeno essere. E nemmeno apparire è necessario; ormai la chiave è percepire. Avremo così la temperatura percepita, l’inflazione percepita e l’insicurezza percepita. Non importa poi non faccia così caldo o che le nostre città non siano così insicure. La percezione è ciò che conta, che sposta voti e che fa salire lo share. Da un lato abbiamo, quindi, un’informazione terroristica, indecente e irresponsabile, e dall’altro una politica povera di spirito e di talenti incapace di svolgere il proprio ruolo. Una politica priva di visone e di strategia sempre in rincorsa dell’emergenza di turno con un’agenda dettata da un’opinione pubblica spaventata e perciò emotiva e irrazionale. Siamo sull’orlo di una dittatura della maggioranza, ma di una maggioranza isterica e, perciò, ancor più pericolosa cui una politica insipiente non sa porre freno. Ecco che il rituale dell’annuncio dell’inasprimento delle pene (che sia il caso degli incidenti stradali o del bullismo a scuola poco importa) assume il significato della semplice reazione pavloviana allo stimolo che arriva dall’opinione pubblica adeguatamente spaventata. Bisogna pur dare risposta alla percezione della Gente (quella con la G maiuscola, il nuovo idolo del XXI secolo), assecondarne gli istinti anche i più bassi. Ecco perché il politico di turno si affanna ad annunciare in pompa magna il giro di vite, la tolleranza zero magari contraddicendo il compagno di partito o il proprio ministro. L’importante non è risolvere i problemi, ma che la Gente abbia la percezione che il governo sta facendo qualcosa. Quando fra due mesi il problema si riproporrà si farà un altro annuncio. Tanto l’informazione velocissima e globalizzata e la politica del corto respiro tutto mangiano e tutto digeriscono; anche la memoria. E la percezione non ha memoria.

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