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Per Matteo Saccone di Forlì - Due consigli da un profano

27 Agosto 2008 alle 19:03

Caro Matteo Saccone di Forlì, due consigli, se vuoi accettarli da un profano della storia e della politica, per provare ad approfondire un analisi sul comunismo: innanzi tutto esci dall’ottica italiana e dai miti che essa ci propone (Gramsci, la resistenza, il 68, il Che, etc..). Specchietti per le allodole, ossia i giovani. La realtà storica del comunismo è stata di ben più ampia portata, e all’interno di essa il movimento comunista italiano non ha mai contato nulla, anzi ha sempre obbedito (l’unico ad aver contato qualche cosa è stato Togliatti, detto il migliore, maestro nell’obbedienza a Stalin). Certo disobbedire non era cosa da poco, si rischiava davvero di essere convocati a Mosca per poi sparire, ma tutto entrava nella loro logica. Secondo, vai alle radici, al periodo in cui è stato pensato il comunismo per provare a capire bene cosa esso sia. Oggi, se si chiede a uno che si professa comunista, cosa è il comunismo, immancabilmente si ottengono risposte generiche: ma…, l’uguaglianza, la pace, la tolleranza, … gli ideali… emmm. Forse non lo sanno più nemmeno loro. Io, partendo da una tua bella definizione, direi: “ il Comunismo è un’aberrazione di carattere morale ed economico basata su una drastica semplificazione della società umana e sull’annullamento delle individualità personali” . Purtroppo per chi ha pensato tutto ciò, noi non siamo formiche o api, anzi la specie umana, grazie all’intelligenza, si caratterizza da sempre per la complessità delle strutture sociali e per la sua variabilità interna, dovuta alla notevole importanza delle individualità. Forse la miglior critica al comunismo arriva proprio dalla psicologia: essa, a mio parere, chiarisce perfettamente perché è un'“aberrazione” destinata ad avere applicazione violenta e fallimento finale. Non so se ci hai mai pensato, ma gli unici che applicano il comunismo con successo da molti secoli prima che Marx lo teorizzasse sono i religiosi, la Chiesa Cattolica, ma per farlo hanno dovuto abbandonare anche l’idea di una famiglia. Che Marx li abbia copiati?

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