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Bush & Kennedy: due mondi

27 Agosto 2008 alle 09:19

Mi dispiace affermarlo, sono d'accordo sull'analisi di Paul Berman almeno su di un punto: Bush ha clamorosamente sbagliato, mostrando una arrendevolezza dilettantesca nei confronti dell'ex ufficiale del KGB Putin. Questi ha sfruttato, da grande "marpione" della guerra psicologica, l'inizio delle Olimpiadi, momento considerato di pace universale, nel quale ci si sente affratellati nel nome dello sport, per sferrare qull'attacco all'integrità nazionale della Georgia, portando i carri armati alle porte della capitale Tbilisi, dopo un classico bombardamento aereo. Questa classica forma di invasione è frutto di accurata preparazione strategica e tattica sul campo: non è un semplice incontro tra camerati deciso con una telefonata. Tutto l'intervento è stato frutto di una lunga preparazione sia militare che politica-propagandistica. Quello che mi ha lasciato esterrefatto è che, stranamente, nessun media o analista di cose militari ha messo in relazione le date dei due avvenimenti e tutti hanno fatto finta di credere che sia stata un'improvvisata degli amici russi ai fratelli dell'Ossezia del Sud e della Abkhazia, malmenati dai rancorosi georgiani. Chi se ne intende di cose militari sa benissimo quanto costi organizzare una semplice manovra d'addestramento... Tornando a Bush, sono convinto di una cosa. Il democratico John Kennedy, in quest'occasione avrebbe sicuramente agito come fece durante la crisi dei missili a Cuba. Avrebbe immediatamente spedito un contingente militare simbolico in Georgia, formando un nuovo blocco al passaggio dei Russi, mettendo loro di fronte alla scelta di superare quel fatidico limite guerresco. Aver mostrato una plateale indifferenza e sottovalutando il problema significa aver già perso la mano prima di iniziare il confronto. Tanto è deciso: la Russia si annetterà, tramite plebisciti, quelle due zone e l'Europa e l'America tuoneranno maledizioni..., ma sarà solo l'inizio, in quanto i russi sono i finanziatori dell'Iran, della Siria, dei Talebani, e con buona pace del nostro Generale Claudio Graziano, comandante dell'Unifil in Libano, il quale, non potendo disarmare nessuno, per accordi presi dalla nostra sinistra (D'Alema) a salvaguardia dei nostri militi, non "può" vedere gli scavi di gallerie con posizionamento di artiglieria nel Libano da parte di Hezbollah, di fronte ad Israele. (Mi dimenticavo: il ritorno al nucleare della Corea del Nord sarà un altra coincidenza casuale?).

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