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Sospensione della pena di morte

1 Agosto 2008 alle 12:24

Dopo una quarantina di giorni (25 giugno – 31 luglio) dal decreto con il quale la Corte d’appello di Milano ha disposto la condanna a morte di Eluana, finalmente la Procura generale ha proposto ricorso per Cassazione. Come si possa disporre la provvisoria esecuzione di un provvedimento che non permette il ripristino della situazione di fatto modificata, per me resta ancora un mistero. Ma come si fa ad aspettare una quarantina di giorni per bloccare una simile situazione, è anche peggio. A questo punto vorrei fissare alcune considerazioni minime e sicuramente non originali, dopo tutto quanto si è detto e si è scritto: 1) Come mai il padre non ha dato esecuzione al tanto desiato provvedimento, pur avendo avuto tanto tempo? Forse ha preso il sopravvento il suo sentimento di padre, o, semplicemente, non ha voluto perdere quello che era diventato lo scopo della sua vita? 2) Il sistema, pur nelle sue gravi manchevolezze, non ha permesso di procedere fino in fondo, anche sostenuto dalle giuste resistenze di chi avrebbe dovuto prestare la propria opera per l’esecuzione e dalla mobilitazione dell’opinione pubblica, benché buona parte dei mass media, votata al laicismo imperante, abbia direttamente o indirettamente sostenuto il processo in corso. 3) Come mai, dopo anni dall’esecuzione di Terry Schiavo, in Usa non vi sono stati altri casi, benché di situazioni simili debbano esserci migliaia e migliaia, se in Italia sono stati contati quasi 3 mila casi? 4) Non sarebbe, infine, il caso di cambiare il tutore e il protutore di quella “persona” in stato vegetativo persistente, dal momento che sono andati contro il suo diritto naturale alla vita, diritto indisponibile e non delegabile? Ringrazio l’On. Carlo Casini per il chiaro discorso oggi pubblicato su “Avvenire” sotto il titolo: “Non esiste il diritto a rifiutare le cure”, nel quale ha ragionato sull’articolo 32 della Costituzione, continuamente richiamato con parzialità. Un pensiero grato, sopra tutto, a Francesco D’Agostino per i tanti editoriali forti, ma anche ai tanti costituzionalisti (veri) che si sono espressi inequivocabilmente sul caso. Non ho capito, invece, la frase di un avvocato del padre: “Però ciascuno si prenderà le responsabilità delle proprie richieste, essendo in gioco la libertà personale di Eluana Englaro”. Sembra una minaccia, ma cosa vuol dire, a parte la voglia di impressionare la gente? Ammesso e non concesso che si possa parlare di lesione della libertà, non è più grave la lesione del diritto alla vita, che è la base di ogni altro diritto? E qualche magistrato non si è preso una grave responsabilità disponendo, con validità immediata, una morte infame (di là dalle disposizioni tecniche impartite agli esecutori, che di tali tecniche dovrebbero essere professionalmente esperti)?

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