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Martini, l'ottimista

1 Agosto 2008 alle 20:00

E’ stato il vescovo della mia città natale. Sono cresciuto a Milano, ma non conoscevo il Suo pensiero, anzi, mi correggo, non lo conosco tuttora, avendo solo letto qualcosa delle ultime interviste pubblicate qua e là. Ora, su Avvenire di domenica c’era un Suo articolo intitolato “Quale Cristianesimo nel mondo Postmoderno”. Mi ci butto. Analisi spietata della situazione attuale: “libertà senza freni”, “non accettazione di un mondo guidato da leggi razionali”, “tutte le civiltà vengono ritenute uguali, quella occidentale è una delle tante, non un modello”, e fin qui nulla di nuovo rispetto alla voce di Ratzinger. Poi, senza in pratica emettere mai, mai, e ancora mai un giudizio di merito, inizia a consigliare • “a non avere paura di ciò che è diverso o nuovo”, • di incontrare “i giovani che sono molto sensibili ad un atteggiamento di ascolto senza giudizi”, • a “non credere che spetti a noi risolvere i grandi problemi dei nostri tempi. Lascia spazio allo Spirito Santo che lavora meglio di noi.” Mi cala così la palpebra e mi addormento. Poi ho un sussulto. Su questi argomenti è bene non addormentarsi. Tanto non è ancora ora di coricarsi. Tengo duro. Non capisco il motivo del sussulto, però. Poi lo capisco. E’la paura, quella che non consiglia il Cardinale, la paura • di accettare comunque sempre il diverso e il nuovo, anche se c’è una buona possibilità si annidi lì il male, per giunta senza poter giudicare; • per questi giovani che non vogliono essere giudicati e non emettono giudizi, • che lo Spirito Santo (per chi ci crede, e sono anche disposto a farlo) sia lasciato solo a risolvere tutti i problemi. Una gran bella società dove si ascolta, si osserva, si lascia fare, senza giudicare, senza obiettare. Tanto c’è lo Spirito Santo. Continuo a saperne poco di Martini, ma da quel poco mi sembra ci sia una bella differenza rispetto al pensiero di Ratzinger.

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