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Sentenze irrevocabili

31 Luglio 2008 alle 12:22

Sembra che finalmente sia conclusa la vicenda giudiziaria di Cogne, anche se gli avvocati della condannata minacciano chissà quali iniziative: “Non lasceremo nulla di intentato per far sì che la verità storica prevalga sulla verità processuale”. E certo! Anche i terroristi hanno sempre fatto simili affermazioni, offendendo lo Stato col dichiarare che le sentenze irrevocabili erano sbagliate, impegnando la giustizia fino ad una diecina di gradi, persino ricorrendo a quella comunitaria e, magari, alla revisione. L’uomo può sempre sbagliare, sì, ma la nostra giustizia ha anche la caratteristica di essere inquinata da un garantismo eccessivo, tanto eccessivo da abbattere, qualche volta, degli innocenti e spesso lasciando liberi i più incalliti delinquenti. Coraggio: restano meno di dieci anni di reclusione, magari ai domiciliari con tanta esposizione mediatica, ed anche la nostra condannata potrà continuare a solcare i palchi della visibilità e scrivere libri sociologici e, magari, di morale, che saranno certamente divorati con avidità in gran quantità da gente dal palato buono e dalla sensibilità delicata. Tralasciando ogni altra considerazione, ancora una volta mi chiedo: possibile che il nostro sistema giustizia sia così sgangherato da permettere una condanna diversa dall’ergastolo di una donna che ha ammazzato con estrema ferocia il figlioletto di tre anni, magari solo a causa di un capriccio? O che un figlio sia condannato alla stessa pena per aver ammazzato la madre con premeditazione, studio ed altrettanta ferocia? E’ possibile che, dopo quasi venti anni dalla pubblicazione del codice di procedura penale, nessuno, a cominciare dai magistrati, abbia sentito la necessità di chiedere, non dico l’eliminazione, ma la rettifica della disciplina dei riti speciali? Forse apprezzabile l’idea di usarli per semplificare la già traballante giustizia, come si è potuto non escluderli per i reati più gravi? E come si è potuto perseverare e utilizzarli anche quando non obbligatori, dopo i tanti casi di ingiustizia sostanziale che hanno offeso il buon senso comune? Mi sembra che tali riti non dovrebbero essere applicabili, come minimo, all’omicidio, alla rapina, al furto pluriaggravato, allo spaccio di stupefacenti, allo stupro e alla pedofilia. Reati che si sarebbe dovuto escludere anche dall’ultimo condono che, oltre ad essere assurdo, ha battuto ogni record fissato con i troppo numerosi precedenti, dei quali solo il primo e il successivo (forse) hanno avuto una funzione sociale positiva in un Paese uscito a pezzi dalle ceneri del conflitto mondiale e della guerra civile e che doveva necessariamente essere riappacificato. E qui mi fermo, per non parlare dell’antistorico (e non aggiungo altri aggettivi) istituto della “grazia”.

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