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Cogne

30 Luglio 2008 alle 11:30

Non so voi, ma la sentenza della Cassazione sul delitto di Cogne mi sembra un abominio giuridico. Innanzitutto, si conferma la condanna della Franzoni “per esclusione”, ossia verificata l’impossibilitá, oltre ogni ragionevole dubbio, che un estraneo possa essersi intruso in casa e aver compiuto il delitto in un cosí breve lasso di tempo. Personalmente, trovo queste condanne basate sulla mancanza di prove certe, alla “non poteva non sapere”, piuttosto inquietanti. Che dire, poi, dell’assenza dell’arma del delitto. Si “esclude”, anche qui, che si sia trattato di uno zoccolo, ma si é pressoche' certi che si sia trattato di un (non ben precisato) oggetto tagliente con un manico. Si dice, infine, che non é stato possibile rinvenire la “causale od occasione che originò il gesto criminoso”, ma allo stesso tempo si esclude (e dai) il vizio di mente. Manca il movente, in pratica, eppure la Franzoni avrebbe agito “con lucida razionalitá”: il suo gesto, peraltro, sarebbe stato ispirato, ultimamente, da una (oserei definire “materna”) “preoccupazione nutrita per la salute di Samuele”. I casi sono due. O si equivoca sul concetto di razionalitá, o siamo di fronte a un clamoroso caso di aborto clandestino.

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