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Appunti per una nuova politica

30 Luglio 2008 alle 18:00

Il dibattito suscitato dalle posizioni di Giuliano Ferrara in questi mesi mi fa pensare a come potrebbe essere la politica futura in Italia. Oggi il presunto "rispetto", la presunta "correttezza", spaccia troppe cose fondamentali per mere "questioni di coscienza" non attinenti alla politica. Vita, morte, bene, male, sono o non sono attinenti alla politica? E' questa la domanda oggi ineludibile. E la risposta che la politica non può decidere il bene e il male, se no è teocrazia, è superata. Superata dal connubio tecnica-relativismo, e dal potere che questo connubio esercita sulla vita. Sulla vita dell'individuo e sulla vita della natura. Bisogna rendersi conto che il relativismo, al di là delle intenzioni dei singoli propugnatori, spinge verso un solo risultato: la vittoria dei tecnici, siano essi banchieri, finanzieri, scienziati, medici. In altre parole, la vittoria del Nulla. La politica italiana però sembra non capirlo. Preferisce anestetizzare se stessa e i cittadini, o al limite giocare sull'ambiguità. Ambiguo è stato il centro-destra di Fini (legge 40) e Berlusconi (mancato apparentamento con la lista pazza). La sinistra invece, orfana del dogma sovietico, ha abbracciato quasi senza riserve il relativismo. Il risultato è che - salvo eccezioni - l'alibi delle presunte questioni di coscienza ha spazzato via dall'arena politica questioni fondamentali, su cui invece sarebbe bello e civile scannarsi politicamente. E sarebbe anche bello e civile che da questo bagno di sangue uscissero posizioni politiche di tipo identitario che, mischiandosi con le altre di ordine più pratico ed economico, andassero a formare il nocciolo di posizioni politiche finalmente moderne. Utopia?

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