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Medico risonante

25 Luglio 2008 alle 13:00

Un medico australiano dal nome risonante passeggia sul ponte d'una nave ormeggiata a largo della capitale olandese. Le considerazioni personali circa l'aria fresca del mattino tra voli di gabbiani ed il rumoreggiare di maree estive boccheggiano tra le stive ricolme di malati, cullati dal moto ondulatorio e assistiti alla bisogna. Ogni immagine riporta a lui il ciclo naturale, l'eterno dire sì a se stessa che la natura lontana dall'arbitrio sembra dire. La reversibilità ciclica, l'ordine circadiano di notte e giorno portano per ogni istante quella esile e trionfante affermazione. Tra i ponti sottostanti file di carrozzelle con brave coperte e sacche di plasma. Pensieri di morte. L'impossibilità di darsela a gambe con le proprie mani e con le proprie forze e la stanchezza disperata d'una vita appassita e stanca di sè che vuole affermarsi ancora nel ripido rifugio di quella nave, per un'altra volta ancora e per l'estrema volta. Ride di sè il dottor morte per buona ironia e si chiede quale vita amino gli altri ai quali pare quantomeno inevitabile e giusto soffrire. "L'arbitrio è tornato" suona la sirena della nave, ma la nave non parte. Nel ponte sottostante qualcuno vorrebbe già essere in viaggio e immaginare i ghiacci dell'antartide solcati e frantumati dalla punta dei "nuovi" scopritori. Ma il cielo di coperte e di flebi moraleggia sui loro destini ed il sole pietroso scalda il ferro dei loro arnesi e risparmia i loro cuori. Ed il loro sorriso, lontano dal sale della terra che non abita più questa terra, sbiadisce nel buio e nell'oblio, nella civetteria d'un sogno che non si racconta.

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