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Evoluzione umana: derivazioni ma differenze infinite

24 Luglio 2008 alle 11:35

La pretesa semplicistica equivalenza tra uomo e scimmia può essere il frutto di una edonistica superficialità storica e culturale. Talvolta al servizio della massima universale: godi più che puoi, quasi come una scimmia. Sul piano storico antropologico è vero che Il salto dalla scimmia all'uomo non è ancora stato decifrato, sull'origine dell'uomo spesso si cambia discorso, forse per la paura di scoprire che avremmo potuto non esserci, rilevazione non tanto piacevole. Ma ci sono interessanti ipotesi: nel libro Delle cose nascoste dalla fondazione del mondo Renè Girard spiegava che il sacrificio segnerebbe il momento di passaggio dalla scimmia all'uomo. Come succede anche nel film di Kubrick Odissea nello spazio: l'uccisione di una scimmia dalla collettività sarebbe il momento. Quindi evoluzione, derivazione da uomo a scimmia ma anche abissale, progressiva differenza. Un tema ripreso e sviluppato di recente in un libro originale di un discepolo ribelle dell'antropologo francese: Filosofia di passione. Sul piano culturale ricordo il fortunato libro di Piattelli Palmarini La voglia di studiare. Scriveva che le scimmie potevano contare ma non arrivano a percepire l'infinito. Questo affermava solo su base scientifica. Senza ulteriori commenti..Senza considerare le capacità culturali, simboliche...Certo spesso ci sono casi in cui l'appiattimento meccanico umano rende meno percepibili le differenze, talvolta gli animali superano l'uomo sul piano degli affetti, ma c'è sempre dietro una dimenticata libertà di scegliere tipo e grado del modello. Frutto di virtute e conoscenza verso altre e più grandi immagini ispiratrici, come ricorda il più grande poeta. Sacrificio, cultura, percezione dell'infinito.. Libero arbitrio pur residuale.. forse non sono così poca cosa da azzerare le differenze

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