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Domani probabilmente qualcuno riterrà indispensabile una dittatura verde

22 Luglio 2008 alle 13:30

Cito il direttore: “la vicenda ideologica e militante dell’animalismo radicale va seguita meglio ……, per la semplice ragione che l’amore portato al concetto di animalità o di vivente non umano, compresa la mistica del romanticismo verde, è direttamente proporzionale al disprezzo per la persona umana di cui il nostro tempo è testimone.” Condivido appieno questa frase e la estenderei, oltre che al mondo animalista, anche a quello ambientalista più in generale. Da ambientalista convinto, anzi straconvinto, ritengo che l’ambiente, ovvero uno sviluppo economico dell’umanità che sia anche sostenibile per l’ambiente, sia la grande sfida, anzi ipoteca, del futuro: che mondo lasceremo ai nostri figli e nipoti? Purtroppo l’ideologia ambientalista prende spesso la brutta piega che lei ha così ben individuato. Domani probabilmente qualcuno riterrà indispensabile una dittatura verde. Aggiungerei che in questo l’ambientalismo non ha inventato nulla rispetto al comunismo, che ideologicamente ha posto l’uguaglianza sociale sopra la persona umana, o al fascismo e nazionalsocialismo, che vi avevano anteposto la patria e il partito. In fondo tutto è cominciato con la rivoluzione francese, che al suon di libertà-uguaglianza-fratellanza si è trasformata presto in feroce dittatura. Ma nonostante l’evidenza non mi rassegno, spero sempre che si possa continuare a parlare di ambiente senza finire nell’ideologia più cieca. Il punto è stabilire una coerenza tra fini e mezzi: Ghandi sosteneva che era impossibile raggiungere obiettivi “puri” con mezzi “impuri”, ossia passando sul valore della persona umana, ed era inoltre fermo nel non transigere questo principio, disposto piuttosto a soccombere (che è differente da smettere di lottare, quello non l’avrebbe fatto mai) o a morire.

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