cerca

Mancuso, dignità e libertà

21 Luglio 2008 alle 18:45

Come al solito mi sono “scialato” l'articolo di Vito Mancuso, come al solito mi è piaciuto profondamente e come al solito qualcosa non mi torna. Secondo Mancuso si può pensare a Dio come artefice del bene e del male (un Dio veterotestamentario) o si po' pensare ad un Dio che ci ama in quanto ci ha creati liberi. Vien fuori che i frutti perversi del “fardello” della nostra libertà ce li giochiamo, soli e sconsolati, attuando le nostre scelte personali. Queste scelte, in quanto “libere”, non possono essere in contrasto con la volontà di Dio. Se “liberamente” crediamo che la vita, in talune condizioni, non sia degna di essere vissuta, non sia dignitosa, allora è giusto che a questa vita sia posto un termine. La mia idea è che l'essere creature, liberamente create e liberamente amate, è in sé fonte di una dignità infinita. I drammi che sconvolgono la nostra esistenza, la morte o la malattia nostre e dei nostri cari, sono misteriosi e dolorosi ma non scalfiscono la possibilità di amare ed essere amati, innanzitutto da Dio. Mi hanno insegnato che la dignità è amore, che si riceve o si dà. Indipendentemente dalle condizioni in cui si è, spesso dolorose ed insondabili. E' l'amore del padre di Eluana, quello celeste e quello terreno, che rende la vita della figlia degna e dignitosa

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi