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La libertà e il peccato

21 Luglio 2008 alle 20:12

Sig. Mancuso, mi ha colpito molto il suo articolo intitolato "I due padri di Eluana" anche se mi ha turbato l'assenza della parola "peccato". Quando si parla della libertà dell'uomo, a mio parere, non si può non parlare del peccato. Lei scrive "Essere a immagine e somiglianza di Dio significa essere liberi, liberi veramente non per finta, non fino a un certo punto, liberi anche di deliberare su di sé...", quindi, aggiungerei, liberi anche di peccare. Penso infatti che essendo l'uomo libero, ma anche peccatore, nel mondo troveremo sempre situazioni di sofferenza e di dolore, non volute da Dio, ma direttamente o indirettamente causate dell'azione libera di quest'essere imperfetto che è l'uomo. Condivido la conclusione alla quale arriva "... la deliberazione della libertà sulla propria vita è conforme al volere di Dio, anzi è esattamente ciò che Dio vuole. Naturalmente parlo della “propria” vita, non di quella di altri" anche se una libertà assoluta, anche sulla propria persona, se non sorretta da valori, che alla fine la limitano spingendo l'uomo a rifiutare il peccato, può essere distruttiva. In questo caso i valori cristiani, basati sul rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale, invitano a scegliere la vita e non la morte. Credo quindi che queste due possibili scelte non avranno, agli occhi di Dio, lo stesso valore.

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