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Del bene e del male

21 Luglio 2008 alle 16:10

Dice bene il direttore che non è con l'esercizio della libertà consapevole che scegliamo fra il bene e il male in sè. In modo libero e consapevole scegliamo una condotta assumendoci la responsabilità delle conseguenze, giuridiche e morali, che da essa derivano. La condotta (cioè l'esercizio della libertà)in sè è neutra, le motivazioni personali irrilevanti. Quel che conta sono le valutazioni che una società civile o religiosa dà a quei comportamenti e queste, che il legislatore sia umano o divino, rimangono pur sempre il frutto della sensibilità di quella società che quelle norme produce od interpreta, nel momento storico considerato. L'assunto che in ambito morale non tutte le posizioni abbiano lo stesso peso è istintivamente condivisibile ma logicamente indimostrabile. La storia travagliata dell'idea di diritto naturale ce lo insegna. Come si può ragionare in termini di grazia e peccato se non in termini ideologici? A quale superiore risorsa attingere per giustificare in un contesto civile la superiorità della propria morale? Non è forse proprio questo il peccato originale dell'uomo, cioè usurpare la prerogativa di distinguere (non il bene dal male ma) il bene e il male?

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