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L'Italia discrimina i suoi cittadini nati all'estero ma con cittadinanza italiana

18 Luglio 2008 alle 16:39

L’articolo 3 della costituzione italiana dice: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". La prassi che la Repubblica italiana applica è: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, ma ci sono cittadini italiani di serie A e cittadini italiani di serie B". I cittadini italiani nati in Italia sono cittadini italiani di serie A, i cittadini italiani nati all’estero sono di serie B. Questa è la constatazione che si fa recandosi in un Consolato italiano per il rilascio di un nuovo passaporto o il rinnovo di un passaporto che scade. "Tu sei un italiano nato in Italia" dicono, "non paghi per il rilascio del passaporto". "Tu sei un italiano nato all’estero, devi pagare 146 Sfr". Badate: questa distinzione si applica non solo a persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana per matrimonio o per altri motivi, ma anche ai giovani figli di emigrati italiani che sono nati all’estero dove era emigrata la famiglia per lavoro. Non ho capito questa discriminazione: o pagano tutti i cittadini italiani, o nessuno. E dire che i Governi che si succedono fanno a gara nel dire che considerano questi giovani italiani nati all’estero come ambasciatori d’italianità, per poi discriminarli di fronte a quelli nati in Italia. Forse farebbero bene le donne italiane all’estero che aspettano un bambino a rientrare temporaneamente in Italia fino alla nascita del loro rampollo, per assicurargli così il passaporto gratuito vita natural durante?

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