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ELUANA - Il Ciclo dell'Acqua

18 Luglio 2008 alle 19:28

Ecco il mio racconto della serata pazza di ieri. I bambini già diligentemente coi loro pigiamini, mi hanno guardato parecchio attoniti (e infastiditi) quando ho detto loro che dovevano rivestirsi. E ho raccontato di un nuovo originale "ciclo dell'acqua": essa si deposita in bottiglia da una parte, poi evapora a causa del calore umano che la fa salire al cielo come una preghiera, e poi di lì ridiscende altrove perché dia vita ad una famiglia assetata. E ho parlato loro di lei, direttore – ormai, lo sa, è di famiglia-, di Eluana e del suo papà e del bisogno che hanno delle nostre bottiglie d'acqua. Attonito poi sono rimasto io, quando Stefano, 9 anni, ha paragonato il sondino di Eluana ad un vitale cordone ombelicale; e quando Marco, il mio secondo, si è alzato zelante esclamando "e allora riempiamo una bottiglia!" e via in cucina a iniziare l'idrica missione. Giacomo ci ha seguito allegro, potendo ancora una volta - come nella recita dell'asilo- diventare lui stesso una gocciolina d'acqua. Completava la processione coi suoi incerti passi da papero Emanuele, con uno dei suoi biberon, pronto a lasciarlo, con orgoglio da grande, in mezzo alle altre bottiglie. E infine, o forse, per prima, mia moglie: condivideva in pieno quella pazzia e per di più non le pareva vero che la portassi a fare un giro per Roma. E siamo partiti. Una tonda e bella luna ci accompagnava dall'alto, ricordo del volto di quel figlio diverso, che ci ha lasciato dopo un solo giorno di vita fragile. «ciao, Francesco, anche tu stanotte con noi…». Roma con il suo estivo abito da sera è veramente bella, e, in questo pazzo viaggio, ancora più belle sono le sue splendide fontane: ancora acqua, che fa bella, che illumina. Sono ossessionato dall'acqua. Sorella Acqua, nella quale siamo stati tutti immersi in un battesimo per la vita. La nostra missione però non è andata a buon fine, ormai era tardi, niente più bottiglie sul Campidoglio; ma dietro ciò che poteva apparire un fallimento, invece, nessuna delusione, semmai una occasione. Di essere famiglia. Di essere padre. Di essere io stesso acqua, io troppo spesso così secco di amore. Si ama sempre toppo poco. Siamo sempre troppo poco. Poi di nuovo a casa, a dormire. Su ogni comodino, un bicchiere colmo. C’è bisogno di acqua per ogni vita. Hanno bisogno di acqua anche i fiori di un cimitero. In questa storia il dolore ha avuto la sua acqua, lacrime di pianto. Ora è l’amore che ha sete.

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