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Eluana: il moralismo e l'etica

17 Luglio 2008 alle 12:45

La vicenda è drammatica e Dio mi scampi dal dovermi ritrovare nella situazione del padre. Vi è un aspetto etico fondamentale relativo alla decisione di uccidere o meno una persona e di questo molti prima di me hanno già detto. Eluana è un caso specifico, ma il discorso intorno alla qualità della vita come criterio di vita o di morte puo' essere, e di fatto è, arbitrariamente allargato ad una ampia moltitudine di casi. Non faccio mistero di ritenere che uccidere sia sempre sbagliato ed eticamente inaccettabile. Premessa la posizione etica ciò che trovo di maggior scandalo è l'idea di ragionare moralisticamente intorno alla modalità con cui uccidere e tutte le perifrasi, da neolingua, utilizzate per parlarne e per non riconoscere l'atto per ciò che è. Se faccio morire di fame e di sete una persona è diverso che se gli sparo un colpo in testa? Secondo me non c'è differenza. Rileggere le pagine di Dante in cui parla del Conte Ugolino o rivedere il commovente commento che ne fece Benigni tempo fa da una giusta prospettiva su cosa sia la morte di stenti: somministrare sedativi non rende la cosa intrinsecamente meno brutale, ma pacifica la coscienza di chi ha autorizzato e di chi eseguirà perché non ci sarà evidenza esteriore di ciò che la vittima subirà. Per la vittima sedata uno sparo sarebbe la stessa cosa: qualcuno termina la sua vita senza farla soffrire. Colui per cui la questione cambia è il carnefice ed i suoi sostenitori che nel secondo caso riusciranno, salvo casi patologici, con molta più difficoltà a scendere a patti con la propria coscienza.

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