cerca

Un atto di praticità

16 Luglio 2008 alle 16:45

Mi permetto di specificare al Signor Andrea Lambiase che non bisogna essere persone che non sono capaci di distinguere tra la vita e l’iPhone per poter avere una visione diversa dalla sua. L’aborto e l’eutanasia sono, rimangono e rimarrano problemi grandissimi per ogni coscienza. Io sono pero’ per lasciare alla coscienza individuale la scelta di abortire come quella dell’eutanasia. Se esiste un dio (come io credo) sarà lui a giudicare la mia eventuale scelta. E se mi permette, non sarà lei a giudicarla. Io credo (ma non sono ideologicamente convinto come lei, a quanto sembra) che Dio saprà distinguere le scelte fatte. Un aborto fatto per puro egoismo verrà giudicato in quanto tale. Un aborto fatto per una vera necessità sarà valutato, in maniera diversa. Così vale per l’eutanasia. Anzi, per l’eutanasia non necessariamente esiste il problema che una scelta individuale vada a ricadere sulla diritto alla vita del nascituro. Se soffro, sono malato terminale, e i medici confermano ciò, dovrebbe essermi lasciata la volontà di decidere della mia sorte. Il caso di Eulana in effetti è diverso perché non si può chiederle in questo caso cosa vuole fare. Però, anche in tal caso, io sono a favore per una morte indolore. Un atto di amore verso la sua famiglia, le persone che hanno visto e vedono la loro vita completamente cambiare a causa di un evento sfortunato. E sarà Dio, secondo me, a giudicare il mio oeprato di padre che vuole staccare la spina. Nessun’altro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi