cerca

Olmert, Hamas e la Realpolitik

16 Luglio 2008 alle 15:00

Da sempre gli Israeliani hanno dichiarato di non esser disposti a trattare con i terroristi. Da sempre Hamas ha tuonato contro il "regime sionista ed imperialista" rifutando a sua volta anche la mera ipotesi di discutere con i nemici. Posizioni che si riferiscono, a ragione o a torto, in quell'ambito della cosiddetta politica ideale. Ma della politica esiste un altro aspetto. Quello reale, pragmatico, che costringe anche i più riluttanti, a un certo punto a sedersi e negoziare. E quel certo punto non significa infrangimento degli ideali, bensì riconoscimento che in qualche modo da posizioni di stallo reciproche occorre pur uscire. Ed ecco che a gran maggioranza l'esecutivo israeliano ha approvato uno scambio di prigionieri, mossa che la dice tutta sulla volontà concreta di giungere ad una sorta di normalizzazione dei rapporti, perché non potrà esserci pace con i palestinesi senza un beneplacito, magari ufficioso anche da parte di Hamas,e senza pace niente sicurezza,né per israele, né per Palestina ma nemmeno per il Libano. Peccato che la posizione politica del premier Olmert sia fortemente indebolita dalle inchieste giudiziarie che lo coinvolgono. Magari, se Israele avesse adottato uno strumento legislativo similare al lodo Alfano, Olmert potrebbe con tutta l'autorevolezza della quale necessita tentare di chiudere una trattativa strategica per gli interessi del suo Paese e non solo di esso. Peccato che un magistrato israeliano pur nell'eserciizio del suo mandato, rischi di compromettere il tutto causando una improvvida crisi di governo in un momento topico. La giustizia deve fare il suo corso, ma non deve essere così cieca e ottusa da non valutare le priorità.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi