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L'esecuzione provvisoria della pena di morte

16 Luglio 2008 alle 17:00

Non possiamo sapere le parole esatte, perché ogni giornale, pur usando le virgolette, le riporta in qualche forma diversa, ma, nella sostanza, il discorso del pg di Milano mi sembra chiaro: nessuno si azzardi a staccare il sondino ad Eluana, perché se ne assumerebbe la responsabilità. Quale? L’hanno già accaparrata i magistrati che hanno steso il provvedimento, del quale la legge permette l’immediata esecuzione. E l’azione non è stata ancora realizzata solo perché altri hanno mostrato i muscoli, a cominciare dall’hospice , che “si dice disponibile ad accogliere la giovane, ma solo se giunge già in stato terminale”. Così ho capito come mai non sia stato ancora attuato il piano necrotico. E chi la porterebbe legittimamente a tale stato? Nessuno abbia paura, perché la storia dimostra che in questo Paese vale il principio che “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato a dato”. Ogni responsabilità morale o deontologica è coperta dal provvedimento del giudice, che è soggetto solo alla legge e ora ne è anche il padrone. A me sembra che i responsabili non possono essere che i magistrati che hanno stilato quel provvedimento e gli altri che, ancora oggi, dicono: “Sul ricorso deciderò la prossima settimana”. La prossima settimana? E perché non hanno deciso in quella passata? Prima avevano detto di aver bisogno della notifica dell’atto, nonostante avesse invaso tutti i mass media nazionali e stranieri: bellezza della moribonda giustizia italiana! E questo non è colpa loro, ma ora? Io, pover’uomo della strada, non avevo capito e non capisco e, scandalizzato come tanti, mi chiedo se sia possibile che non si possa fermare l’esecuzione di un simile provvedimento, del quale non si capisce l’urgenza. In America il Presidente può bloccare, con una semplice telefonata, un’irrevocabile sentenza di morte comminata ad un colpevole, in Italia non si può fermare un decreto provvisorio che condanna a morte un innocente, discutibile anche perché l’ultimo di una serie nella quale si è deciso l’opposto. Possibile che, se si chiedesse l’intervento della Corte Costituzionale, l’ordinamento non preveda la sospensione dell’esecutività del provvedimento (anzi dell’intero procedimento), tanto più che annulla il diritto alla vita di un innocente? Qui non si tratta di abbattere una casa, che potrà essere ricostruita. Possibile che la vita non sia tutelata nella nostra Costituzione? E se così fosse, non sarebbe una lacuna da colmare? In ogni modo, al posto di quel pg, avrei “sparato” immediatamente un ricorso teso a quel fine, infischiandomene della figura per la ritenuta inconsistenza della motivazione. Quante motivazioni fuori dal buonsenso comune la povera gente non riesce a capire? Possibile che quella stessa Corte d’Appello, se interessata a tal fine, non possa sospendere provvisoriamente l’efficacia di quel suo provvedimento provvisoriamente esecutivo? E non sarebbe ora di rivedere che cosa s’intende per libertà di scegliere una terapia, che è “il complesso di tutti i mezzi posti in opera dal medico per curare e possibilmente guarire le malattie” (Grande dizionario enciclopedico UTET)? Questo mi fa pensare che solo nel caso di più terapie utili a tutelare la vita, il paziente possa scegliere, ma che non abbia alcun diritto di farsi suicidare da un medico. L’alimentazione, l’idratazione e la somministrazione dell’ossigeno possono essere qualificati terapia? In altre parole il cibo, l’acqua e l’ossigeno possono essere qualificati farmaci, mezzi terapeutici? Da prima di nascere siamo tutti in terapia? Approfitto per ringraziare Giovanni Tartara, che il 14 ha pubblicato, nell’area Hyde Park Corner del sito www.ilfoglio.it e con il titolo: “Viva il relativismo?”, il giuramento dei medici, che non permette dubbi, sopra tutto con l’affermazione: “di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza”.

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