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Testamento biologico, no grazie

14 Luglio 2008 alle 19:15

Fino ad ora in casi simili a quelli di Eluana si è invocato il testamento biologico come se fosse risolutivo. Tuttavia anche in presenza di una volontà scritta rimarrebbero problemi non risolvibili quali la possibilità che nel frattempo si sia cambiata idea al riguardo e non lo si possa più comunicare; la possibilità che il testamento sia falso e creato per risolvere convenientemente questioni ereditarie (accade già oggi); il problema di stabilire a chi spetti eseguire il testamento: marito, moglie, figli, lontani parenti, infermieri o dottori? In ogni caso chi li può obbligare a “staccare una spina” (e lasciarla poi staccato)? E come garantire che nessuno intervenga per riattaccare la spina? Ci mettiamo un bel plotone a staccare le spine? Ci vuole la polizia a presidiare, come nel caso di Terri Schiavo a impedire l’entrata a chi si sospetta possa cercare di salvare quella vita? Come si può essere certi che in certe condizioni non vi sia coscienza, è così perché ce lo dice il dottore? Lo stesso dottore che ti può tagliare la gamba sbagliata. O ce lo fa sapere con certezza la scienza medica così attenta ai costi ospedalieri? Chi mi garantisce che non si assista all’esecuzione della propria condanna di morte? Non c’è niente di umano nel testamento biologico che è solo un comodo strumento per autorizzare chi ci dovrebbe curare a sopprimerci. C’è un modo di togliere il diritto di decidere al padre e come qualcuno ha già proposto di “adottare” Eluana? C’è un giudice o una qualsiasi autorità in Italia che possa intervenire e riaffermare il principio della tutela della vita in ogni momento e condizione? E necessario stabilire che terze persone non possono decidere della vita di altri? Se non è già un principio costituzionale può intervenire il Presidente della Repubblica con una grazia per Eluana che annulli la sentenza di morte?

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