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Rom e impronte

14 Luglio 2008 alle 21:30

La parola , impronte digitali, cosi come la conosciamo noi, da un senso di appartenenza, perchè essa identifica il delinquente schedato dalla polizia, ma questo è dovuto al nostro modo di pensare e vedere le cose. Se riusciamo a spogliarci di questa visione, e capire l'utilità di questo strumento al pari del DNA, forse la nostra visione, cambia. Pensiamo solo per un istante, se all'atto della nascita di ognuno di noi, i nostri genitori, non si fossero recati al comune, per registrare la nostra venuta al mondo, senza questa piccola ma importantissima azione, chi saremmo noi oggi, degli sconosciuti o per dirla in modo crudo figli di nessuno. La levata di scudi, che in Italia e all'estero si fa contro questo provvedimento, da il senso che si ha dell'interesse alla tutela dei bambini, siano essi rom o altre etnie. Non trovo assolutamento scandalosa, qualsiasi azione viene intrapresa, per elimane questo stato di cose che da anni, fa si che delle persone a volte genitori a volte compratori, se non rapitori, metteno in atto qualsiasi strumento per sfruttare e schiavizzare degli esseri innocenti. Tutto viene criticato, non perchè, è sbagliato, (se cosi fosse, si indicano alternative)ma per opportunità politica, facile alibe per non fare niente, eppure a tutti noi è capitato di vedere bambini, anche in fasce ai semafori, messi in mostra per addolcire il cuore delle persone. Non voglio soffermarmi su cosa si fa nei campi rom, parlerei solo per sentito dire, ma il solo fatto che con questo provvedimento, si ha un censimento, un'identificazione, di chi gravita, in quei campi, e non solo benvenuto, ma opportuno.

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