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Eluana - Da cosa difenderci?

14 Luglio 2008 alle 17:20

Nessuno può sopprimere la vita di un altro! Se non si protesta per la decisione del tribunale di Milano che autorizza la sospensione dell'alimentazione ad Eluana Englaro, molte altre vite potrebbero essere ritenute non "degne" di vivere. Penso ai malati terminali spesso in stato di incoscienza a causa dei farmaci contro il dolore, ai malati di Alzheimer, a quanti in stato di handicap grave vedono compromesse le loro facoltà cognitive e le capacità relazionali. Quali e quante vite potrebbero essere considerate non "degne" di vivere? Chi definisce quando una vita è "degna " di essere vissuta? Lo Stato? La legge? Ci si batte, giustamente, contro la pena di morte da infliggere magari a chi ha compiuto crimini orrendi perché anche la vita di un assassino viene ritenuta degna e insopprimibile; perché non quella di un malato? Quali scenari si aprono con questa sentenza? Per qualcuno potrebbe essere una vita non degna quella vissuta in carcere, o in carrozzina, o senza soldi, senza lavoro, questo o quell'altro, chi definisce le misure? Che civiltà è la nostra, se di civiltà di tratta, che autorizza che un essere umano venga fatto morire di fame e di sete? Eluana ha bisogno di assistenza, è inerme, da lei non bisogna difendersi, è lei che ha bisogno di essere difesa. Non mi permetto di giudicare la famiglia perché il dolore di una situazione del genere non è neanche lontanamente immaginabile, ma quando la famiglia è sopraffatta dalla disperazione, la legge deve tutelare il malato, altrimenti perché processare per omicidio chi, magari tormentato dall'aggressività e dal delirio, uccide un familiare con gravi problemi psichici? Da che cosa dobbiamo difenderci guardando Eluana? Che cosa è insopportabile pensando a lei? Quello che è insopportabile per il nostro tempo malvagio e superficiale è ciò che Eluana ci ricorda, e cioè che la vita non è nostra ( Guarda un po'? Qualcosa è sfuggito al calcolo del potere dell'uomo!), non ci appartiene, mai, non è ciò che immaginiamo o crediamo, è altro. Io, operata tre volte di tumore, per le conseguenze della radioterapia, da più di due anni e mezzo non posso mangiare normalmente, devo essere sostenuta con alimenti che mensilmente mi sono forniti dall'ospedale. Qualcuno in questo tempo mi ha detto: "Io al tuo posto non resisterei! Io non vivrei!" Certo, non è facile, ma la vita non può essere ridotta ad un particolare pur importante! Ci hanno fatto credere che senza mangiare in un certo modo o senza sesso o senza soldi o senza questo o altro non si viva! E la cosa più grave è che ci abbiamo creduto e ci crediamo e, tradendo il nostro cuore, ci lasciamo ridurre e lasciamo che il potere di turno, stabilisca chi siamo. Ma noi siamo altro, molto di più! La Chiesa, grazie a Dio, tutti i giorni , ci richiama ad uno sguardo diverso salvando, letteralmente, l'umano ed una civiltà che ha perduto il cuore e la ragione. Per quanto esposto, aderisco all'appello per salvare Eluana.

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