cerca

Eluana

14 Luglio 2008 alle 20:00

Caro Direttore, Ieri (12 luglio) ha dedicato l’intera pagina 3 di “Avvenire” ad una riflessione del cardinale Tettamanzi, sotto il titolo: “Una speranza per Eluana come per la figlia di Giairo”. Chi era costui? Si sarà chiesto qualche laicista relativista, con il suo sorriso sarcastico, del quale onora quei creduloni fanatici dei credenti. Eppure casi minori (per non trattarsi di morti) si sono sempre verificati e un anno fa ha fatto il giro del mondo quello del ferroviere polacco Jan Grzebski, uscito, dopo 19 anni, dal coma iniziato nel 1988. Per non dire del giovane siciliano Salvatore Crisafulli, rientrato dal coma vegetativo dopo “soli” due anni e che ha dichiarato di aver sempre compreso (al contrario di Jan) tutto quello che avveniva intorno a sé, anche i discorsi sulla vita. Se si può ritenere impossibile il miracolo del ritorno alla vita, anche per coloro che ammettono che Cristo sia esistito, ma si rifiutano di ammettere che non sia morto, tutti devono riconoscere che sia possibile il ritorno naturale dal coma vegetativo. Né possono dire onestamente che lo stato vegetativo persistente non sia vita! Altrimenti dove sarebbe il problema? Nessuno può dire una cosa del genere, tanto è vero che si ricorre al concetto di vita degna. A parte il fatto che la vita è “vita” e basta, in tutte le sue incredibili sfaccettature, quali sarebbero i limiti di una vita degna? Poiché c’è stato chi è voluto morire per non farsi amputare le gambe, ma c’è chi vuole vivere senza gambe e senza braccia. E c’è anche chi vorrebbe morire solo per una sensazione d’insoddisfazione e, magari, mette in atto un gesto insano: o anche quest’aggettivo ora è sbagliato? E intanto si ha fretta di togliere la sonda: perché? Dovesse passare l’occasione? Cosa sono due mesi di tempo “concessi” dalla legge per l’impugnazione, a fronte dei 16 anni già trascorsi? E cosa fa il protutore, che dovrebbe far valere gli interessi dell’incapace anche contro il tutore? Cosa c’è di più sacro della vita? Possibile che la stessa non sia tutelata nella nostra Costituzione? Quanto all’editoriale odierno di Francesco D’Agostino: “Quei giudici non si sono accorti. Hanno tolto dignità alla professione medica”, mi sembra quasi all’altezza dell’altro dell’11: “Radicali dubbi sulla Corte – Una sentenza di morte dai giudici. Ma si può?”. Con Lui grido: si può? Ma non condivido del tutto la conclusione odierna: “Hanno, inconsapevolmente, umiliato la più nobile professione che esiste al mondo”, perché io ritengo che la più nobile sia l’insegnamento (non come ridotto in Italia) e dopo, subito dopo, ci siano la giustizia e la sanità. E la giustizia non dovrebbe poter invadere il campo medico, come quello del legislatore: o sbaglio? In ogni caso resta sempre incomprensibile, per me, come dei “razionali” laicisti possano pensare di ammazzare una “persona” facendola morire di fame e di sete. Oggi è solo questione di scelta tra tanti mezzi idonei e fulminanti. Ma è addirittura inconcepibile, dopo aver letto l’articolo di Paolo Lambruschi: “ - Il neurologo che ha visitato la giovane: sta bene, per spegnersi impiegherà almeno 15 giorni – Il professore Giuliano Dolce è un luminare nella cura degli stati vegetativi. La giovane lecchese, spiega, morirà di fame e il dolore fisico in questi pazienti è dimostrato in maniera scientifica. Questo, conclude, è omicidio”. E non si tratta di una voce nel deserto, perché ancora oggi: “ - Il neurologo Gigli: una sentenza strabica – Per il luminare sono stati ignorati tutti i pareri a favore della vita”. Non sono poveri lettori dalla sensibilità distorta, ma scienziati che parlano di cose che riguardano il campo in cui operano. Come dovrebbe sempre essere. Dovrebbe! Mi sembra che una simile soluzione, oltre a non essere etica, sia anche al di fuori della razionalità, sulla quale si dovrebbe fondare quel relativismo che furoreggia, appellandosi… appellandosi a cosa, ora che ci penso?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi