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Dirci cristiani

14 Luglio 2008 alle 19:00

Che non sappiamo più dirci cristiani mi pare assolutamente sicuro. Non lo dico certo io, significherebbe davvero poco), ma ciò è assai chiaramente sancito dai documenti e dai comportamenti di "certa" Chiesa. Ad esempio, una volta che è stato stabilito (come è stato stabilito) che i protestanti o gli atei o i laicisti non vanno più "convertiti", ma che con i protestanti o con gli atei o con i laicisti "si dialoga", mi sembra che "l'edificio" sia già completamente caduto. Se non esiste più UNA Verità, a cosa mi serve il Vangelo? Se quella non è la Buona Novella, che va annunciata e se quindi lo scopo della Chiesa cessa di essere il suo annuncio e la conversione ad essa di tutte le genti, allora tanto vale - si potrebbe ragionevolmente obiettare - leggere altri libri edificanti. L'incapacità di dirsi cristiani che il direttore, con la sua consueta penetrante intelligenza, individua in tanti pastori della Chiesa, viene proprio da qui. "Sia il vostro parlare sì sì, no no; il di più viene dal Maligno" (Matteo 5, 37). Non mi pare proprio che questo sia un invito al dialogo o un'esortazione a rinunciare a proclamarsi cristiani.

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