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Eluana - Il problema dell'accanimento terapeutico

11 Luglio 2008 alle 16:43

Inutile negare il problema dell'accanimento terapeutico, dell'agonia prolungata all'infinito: forse qualcuno non si è accorto, ma non siamo più nel mondo di 200 anni fa, dove si nasceva e moriva secondo natura, e immagino che tutti siamo contenti così. Ma, salvo morti improvvise, arriva il momento in cui il medico dice: "non ha senso operare" oppure " il tal trattamento non serve, ne ce ne sono altri". A quel punto non resta che portare il proprio caro a casa e con lui attendere la fine. Già, la fine, la morte, che non è mai facile per nessuno, specialmente se cosciente e tortutato da dolori fisici molto forti (per questo dovrebbe esserci la medicina del dolore, ma purtroppo non è così diffusa come dovrebbe). In molti però resta il dubbio "ma forse si poteva ..., se si fosse provato ...., e magari si andava avanti un altro mese, poi forse...". Credo sia umano non rassegnarsi. Non so quanto ci vorrà, ma prima o poi bisognerà prendere atto del problema dell'accanimento terapeutico e sedersi attorno ad un tavolo per decidere come risolverlo, superando le posizioni ideologiche preconcette, quelle che fanno definire eutanasia la semplice sospensione delle cure (nutrire col sondino di fatto è una cura, come lo è respirare col polmone artificiale, etc..etcc..), che in questo momento ostacolano l'approvazione di una qualsiasi normativa in materia.

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