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Legge sulle intercettazioni

4 Luglio 2008 alle 14:00

A proposito della legge sulla pubblicazione delle intercettazioni, mi sono sempre chiesto perchè degli atti di indagine (che non sono cioè in fase dibattimentale come prove) diventino di dominio pubblico. La risposta è, ovviamente, che esse sono utili a chi le vuole sfruttare politicamente o socialmente per discreditare questo o quel personaggio. Questo sistema è "vergognoso" e chi lo difende dovrebbe farsi due domande, prima di pontificare. Dovrebbe chiedersi se sia moralmente e legalmente lecito che degli strumenti d'indagine (le intercettazioni) che non abbiano evidenziato nulla di penalmente rilevante siano di domnio pubblico e se è giusto che non ci sia nessun responsabile che venga punito per aver divulgato tali strumenti d'indagine. Il mio lavoro è di tipo pubblico (sono un professionista medico) e per sua natura mi porta ad avere numerose conversazioni telefoniche con i miei potenziali pazienti, dei quali non è detto che debba conoscere la fedina penale, nè le loro intenzioni. Mi seccherebbe non poco vedere il mio nome associato a questo o quel personaggio, solo perchè mi ha consultato telefonicamente in una pubblicazione eventuale di intercettazioni fatte per indagini che nulla hanno a che vedere con la mia funzione, per non parlare dell'inevitabile calo di immagine. Ciò vale per tutti, compresi gli attuali fustigatori. Costoro infatti nella loro vita pubblica avranno avuto certamente contatti, per la loro attività pubblica, con tanti personaggi che non sempre , magari, sono cittadini specchiati ed onesti; solo perchè non ci sono capitati (per puro caso) non possono negare il problema! Dicevo delle responsabilità. Se un dato "sensibile" (così definito dalle vigenti leggi sulla privacy) di un mio paziente diventa di dominio pubblico, rischio la galera e chi mi giudica non se ne frega un accidente se il dato, magari, è stato divulgato da un mio collaboratore (regolarmente autorizzato a trattare i dati) perché la legge imputa a me la responsabilità della custodia dei dati. Orbene se tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge (art. 3 Cost) perchè il responsabile della custodia delle intercettazioni non viene punito così come prevede la legge sulla privacy? Perchè questi cittadini sono più uguali degli altri, se , come in questi casi hanno omesso di secretare delle notizie che hanno attinenza con la vita privata di persone finite nelle intercettazioni e, magari, nemmeno interessate dal motivo delle indagini ? Queste dovrebbero essere le domande alle quali dovrebbero dare risposta i nostri "fustigatori", se vogliono che la nostra Nazione (non Paese) si avvicini un pò verso uno Stato democratico moderno e non verso un modello Orwelliano, tanto caro a certi pseudo-moralisti. Secondo me la legge dovrebbe punire esclusivamente chi ha consentito la fuga di notizie e cioè i responsabili delle indagini, a tutti i livelli. La libera stampa dovrebbe solo, eventualmente, risarcire gli interessati, una volta che sia accertato che le intercettazioni in parola siano state messe fuori in maniera illegale. In uno Stato democratico non possono esserci delle persone che, a qualsiasi titolo e per qualsiasi ragione, non rispondano delle loro azioni. I cittadini tutti i giorni rispondono delle loro azioni, a volte pagandone amaramente le conseguenze e non si vede perchè chi viene meno ai suoi compiti, in ambiti così delicati, debba sfuggire a questa elementare legge della libertà. Senza responsabilità non c'è libertà; c'è arbitrio!

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